PER IL 2006 PREVISTE 2.330.000 IMMATRICOLAZIONI DI AUTOVETTURE (+3%)

Continua la ripresa del mercato italiano dell’auto

Il 2005 si chiuderà con 2.260.000 immatricolazioni di autovetture, mentre nel 2006 verrà toccata quota 2.330.000 con una crescita intorno al 3% sul 2005. Queste previsioni sono state diffuse oggi dal Centro Studi Promotor durante la conferenza stampa su «La situazione e le prospettive del mercato dell’auto» tenuta in vista dell’apertura del 30° Motor Show di Bologna che verrà inaugurato sabato 3 dicembre. Il risultato del 2005, anche se attestato sul livello del 2004, andrà al di là delle attese in quanto la domanda di autovetture si era mantenuta debole nel primo semestre dell’anno che si era chiuso con un calo del 5,27%. Da luglio si è tuttavia delineata una ripresa che si è consolidata e rafforzata nei mesi successivi, così da portare il consuntivo a fine ottobre a ridurre il calo sui primi dieci mesi del 2004 all’1,53%. Sulla ripresa ha influito il lancio di diversi nuovi modelli tra cui la “Grande Punto” della Fiat.

I dati di novembre, che verranno resi noti domani, metteranno in luce un significativo incremento rispetto alle 171.700 vetture immatricolate nel novembre 2004. In dicembre poi la crescita dovrebbe essere ancora più sostenuta anche per effetto delle immatricolazioni della Fiat Grande Punto, che dovrebbe avere finalmente raggiunto livelli quantitativi di produzione tali da consentire di soddisfare con sufficiente tempestività la domanda. Secondo l’analisi del Centro Studi Promotor, «l’effetto Punto» dovrebbe manifestarsi pienamente nel 2006, anno in cui la domanda sarà stimolata anche dalle numerose novità presentate da altre case. Al di là del richiamo dei nuovi prodotti, secondo il Centro Studi Promotor, la domanda dovrebbe essere sostenuta da diversi fattori che già hanno operato negli ultimi otto anni consentendo alle immatricolazioni di autovetture di non scendere mai in questo periodo al di sotto di 2.250.000 unità annue, livello questo decisamente soddisfacente.

In particolare, in un quadro congiunturale ancora debole, continuerà a crescere la domanda per nuova motorizzazione che dal 1997 al 2004 ha portato la percentuale di famiglie che possiedono un’automobile dal 78,3% al 79,5%. Sostenuta dovrebbe poi mantenersi la domanda di sostituzione. Anche in risposta al caro-carburante, molti automobilisti accelereranno la sostituzione della loro auto a benzina per acquistare un diesel, che oggi ha prestazioni quantomeno equivalenti a quelle dei motori a benzina e consente con un litro di carburante percorrenze superiori del 35/40%. Un altro elemento di sostegno della domanda di sostituzione, che sta già operando e continuerà ad operare nei prossimi mesi, saranno le limitazioni al traffico disposte dalle amministrazioni locali per contenere l’inquinamento urbano. Un ulteriore spinta alle vendite verrà poi dalla crescente diffusione dell’auto aziendale che dovrebbe portare le immatricolazioni ad imprese e società ad avvicinarsi nel 2006 ad una quota del 28% contro il 27% del 2005.

Secondo il Centro Studi Promotor, in un contesto economico debole come quello che si preannuncia per il 2006, la crescita del mercato dell’auto dovrebbe essere sostenuta dai fattori citati e sul piano economico dovrebbe essere consentita da un crescente ricorso al credito al consumo, come peraltro è avvenuto negli ultimi anni. Secondo le rilevazioni del Centro Studi Promotor, la quota sul totale delle immatricolazioni degli acquisti di autovetture da parte dei privati con ricorso al credito tra 1994 e il 2005 è passata dal 35% al 60%. Nel 2006 dovrebbe ulteriormente aumentare attestandosi intorno al 64%. La crescita dell’indebitamento delle famiglie per finanziare l’acquisto di beni di consumo non deve, d’altra parte, preoccupare perché è in linea con le tendenze in atto in tutti i Paesi economicamente avanzati ed, anzi, il livello di indebitamento delle famiglie italiane è molto inferiore a quello che si riscontra negli altri Paesi europei. Nel 2004 il credito al consumo in Italia è stato pari al 4,5% del Pil contro il 7,4% della Spagna, l’8,1% della Francia, il 10,7% della Germania e il 15,7% del Regno Unito.