MERCATO AUTO ANCORA IN FRENATA IN SETTEMBRE

Mentre arriva una pesante stangata sull’auto aziendale

Secondo i dati diffusi oggi, in settembre sono state immatricolate 182.315 autovetture con un calo del 3,24%. Il mercato automobilistico italiano dopo aver fatto registrare nel primo semestre dell’anno un incremento delle immatricolazioni del 7,86% non è quindi ancora riuscito a superare la situazione di difficoltà che si è delineata all’inizio dell’estate con cali del 11,53% in luglio e del 2,26% in agosto. Il consuntivo a fine settembre chiude comunque con un incremento del 4,05%. Difficile dire al momento se questo tasso di crescita potrà mantenersi nel consuntivo di fine anno. Sulla domanda influiscono positivamente le molte novità di prodotto presenti sul mercato o annunciate ed inoltre le politiche promozionali sempre molto aggressive delle case automobilistiche e la possibilità per il pubblico di attingere al credito al consumo a condizioni ancora convenienti. Anche il clima di fiducia dei consumatori, che è un elemento fortemente correlato alle decisioni di acquisto di beni di consumo durevole, in settembre è in crescita secondo l’Isae, mentre pure il clima di fiducia degli operatori del settore automobilistico determinato dal Centro Studi Promotor, in settembre fa registrare un miglioramento significativo.

La fiducia deve però fare i conti con gli orientamenti fortemente penalizzanti per l’automobile della politica fiscale del Governo. Questi orientamenti si erano già manifestati con l’eliminazione degli ammortamenti anticipati per gli acquisti di auto dei soggetti economici e sono ora fortemente presenti nei provvedimenti adottati venerdì 29 settembre. Questi provvedimenti hanno infatti vanificato l’impatto sulla domanda di autoveicoli della sentenza della Corte di Giustizia Europea che, il 14 settembre, ha condannato l’Italia per la indetraibilità dell’Iva sugli acquisti di autoveicoli dei soggetti economici. Il Governo è infatti intervenuto per recuperare il minor gettito derivante dalla maggiore detraibilità Iva derivante dalla sentenza e per farlo ha ridotto fortemente la possibilità per gli operatori economici di dedurre dal reddito i costi di esercizio delle auto aziendali. In altri termini il Governo ha tolto con una mano quello che la sentenza gli imponeva di dare con l’altra. E vi è il fondato sospetto che la stangata assestata alla deducibilità dei costi vada ben al di là del puro recupero dell’Iva diventata detraibile. Se così è, il risultato finale per gli operatori economici sarà un aggravio di imposte sull’auto aziendale.

Il Centro Studi Promotor aveva previsto che la sentenza avrebbe dato un impulso agli acquisti di auto aziendali quantificabile in 100.000 immatricolazioni su base annua. Dopo il provvedimento del Governo, invece, l’impatto sulla domanda di autovetture degli operatori economici non potrà che essere negativo e ben difficilmente potrà essere compensato sul mercato complessivamente considerato dai nuovi incentivi alla rottamazione che prevedono per chi acquista una vettura Euro 4 e ne rottama una Euro 0 o Euro 1 l’esenzione dal bollo per due anni, elevati a tre se l’auto acquistata ha cilindrata inferiore a 1300 cc. Sull’entità dell’effetto sulla domanda di questo provvedimento è lecito nutrire dubbi perchè l’incentivo è modesto e per di più spalmato su diversi esercizi. Sicuro sarà invece l’impatto negativo per tutti coloro che non potranno permettersi di sostituire la loro auto con una Euro 4 perchè il bollo aumenterà in misura crescente con il tipo di omologazione e quindi con l’anzianità della vettura. I proprietari di vecchie auto e quindi presumibilmente gli automobilisti più poveri pagheranno di più.