ANDAMENTO FIACCO PER IL MERCATO EUROPEO DELL’AUTO

Peggiora la situazione del mercato dell’auto europeo. Dopo la partenza lenta di gennaio, che aveva fatto registrare un calo dello 0,8% delle immatricolazioni, in febbraio le vendite accusano una contrazione del 4,1% e si attestano a quota 1.050.725 unità. Negativo è anche il consuntivo dei primi due mesi che chiude con 2.274.105 immatricolazioni e con un calo del 2,3%.

La domanda di autovetture in Europa è dunque fiacca e tende a rallentare e ciò nonostante l’impegno profuso dalle case sul piano delle promozioni, la particolare convenienza degli acquisti con pagamento dilazionato per effetto del basso costo del denaro e nonostante anche il lancio a ritmo serrato di nuovi modelli e di soluzioni tecnologiche innovative che generalmente esercitano una forte funzione di stimolo sulla domanda. Tra l’altro anche l’entrata in vigore delle norme Euro 4 (dal 1° gennaio 2005 per le nuove omologazioni e dal 1° gennaio 2006 per le nuove immatricolazioni) dovrebbe incentivare, ed in effetti incentiva, le sostituzioni, ma l’impatto sulla domanda non è comunque sufficiente a determinare una crescita complessiva del mercato.

Le ragioni della debolezza della domanda automobilistica in Europa sono da ricondurre essenzialmente al quadro economico generale. In un contesto mondiale di rallentamento della crescita, l’economia europea soffre per il caro-euro, per il caro-petrolio e per una generalizzata debolezza della domanda di beni di consumo. Vi è inoltre nella maggior parte dei sistemi nazionali un problema di fiducia sia dei consumatori che degli operatori. Tra l’altro, in febbraio, il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è in calo sia in Francia, che in Germania, che in Italia. In questo quadro sarebbero necessarie vigorose politiche anticongiunturali, che sono tuttavia impedite ai paesi dell’Unione Europea dai vincoli del patto di stabilità.

Venendo all’andamento dei maggiori mercati del continente, nei dati diffusi oggi, preoccupa in particolare il calo del Regno Unito (-15,7% in febbraio; -10,5% nel primo bimestre). Questo mercato aveva dato negli ultimi anni un forte contributo alle vendite di autovetture in Europa. Nel 2001, con 2.459.000 immatricolazioni, aveva superato il mercato italiano, per continuare a crescere negli anni successivi, toccando quota 2.579.000 unità nel 2003 e riconfermandosi sostanzialmente sullo stesso livello nel 2004. Tra i cinque maggiori mercati, è in frenata in febbraio anche il mercato spagnolo che aveva fatto registrare progressi notevoli negli ultimi anni e in calo (-2,3% in febbraio; -3% nel primo bimestre) è pure il maggior mercato del continente, quello tedesco, in cui le vendite ristagnano da anni poco al di sopra di 3.200.000 immatricolazioni annue. Elementi di preoccupazione vengono anche dai mercati dei paesi nuovi membri dell’Unione Europea. Escludendo Malta e Cipro (per i cui mercati non sono disponibili dati), nel 2004 le immatricolazioni complessive in questi paesi sono state 812.403 e quindi la loro quota sul mercato europeo è stata soltanto del 5,3%. Le potenzialità di sviluppo dovrebbero però essere notevoli. I dati di febbraio mostrano invece un calo del 20,2%, con una contrazione del 5% per il mercato ungherese e addirittura del 34,3% per quello polacco, che è il maggiore dell’area, ma soffre per un forte afflusso di «chilometri zero» provenienti da altri paesi dell’Unione e per il diffondersi di un clima di preoccupazione e di sfiducia per le attese di aumenti di prezzi e di difficoltà per l’economia e per i bilanci familiari legati all’entrata nell’Unione Europea.