1.244 MILIONI DI EURO DI IMPOSTE IN PIU’ SUI CARBURANTI AUTO

Dall’inizio del 2004 fino a metà marzo 2005

Non è soltanto il rincaro del petrolio greggio a spingere verso l’alto i prezzi di benzina e gasolio. Anche l’incremento del prelievo fiscale incide sui prezzi alla pompa. Per il solo aumento delle imposte dall’inizio del 2004 al 14 marzo 2005 lo Stato ha incamerato dai carburanti per autotrazione 1.244 milioni di euro, pari a 2.409 miliardi di vecchie lire. La stima è stata fatta dal Centro Studi Promotor sulla base dei prezzi medi e dei dati sugli acquisti di carburanti per autotrazione divulgati dal Ministero delle Attività Produttive. Il Centro Studi Promotor ha presentato oggi sull’argomento uno studio in occasione dell’inaugurazione a Rimini di My Special Car Show, Salone dell’Auto Speciale e Sportiva.

Le imposte che colpiscono benzina e gasolio per autotrazione – spiega il Centro Studi Promotor in una nota – sono due: l’accisa (o imposta di fabbricazione) e l’Iva che con l’aliquota ordinaria del 20% si applica alla somma dell’accisa e del prezzo industriale, che è la parte del prezzo alla pompa che va alle compagnie petrolifere e alla distribuzione. Dalla fine del 2003 ad oggi l’accisa è aumentata di 2,2 centesimi per la benzina e di 1 centesimo per il gasolio. Piccole cifre che, moltiplicate però per gli oltre 48 miliardi di litri di benzina e gasolio consumati su base annua, fanno una bella somma cui si aggiunge l’effetto perverso dell’Iva. L’aliquota è rimasta infatti fissa al 20% ma, aumentando fortemente il prezzo industriale e, in minor misura, le accise, il risultato è stato, come si è detto, 1.244 milioni di euro in più nelle casse dello Stato che si sono sommati ad un gettito che già nel 2003 aveva sfiorato i 30.000 milioni di euro.

Un effetto analogo si era verificato anche nel 1999 e nel 2000, anni in cui i prezzi dei carburanti ebbero una forte impennata. Il 26 ottobre 1999 il Centro Studi Promotor denunciò che sulla crescita dei prezzi dei carburanti in atto dall’inizio del 1999 stava incidendo in maniera non trascurabile anche la crescita del prelievo fiscale. Il Governo intervenne il 29 ottobre 1999 riducendo l’accisa per sterilizzare gli effetti sul gettito Iva dell’aumento del prezzo industriale. Il provvedimento aveva però una durata limitata e questo fu l’errore. Alla scadenza venne rinnovato alcune volte, ma poi lo si lasciò scadere. Il problema così si ripropone oggi con la nuova impennata dei prezzi dei carburanti iniziata nel 2004 e non si vede quindi perché il Governo non debba intervenire nuovamente. Questa volta però occorre evitare l’errore di adottare una misura temporanea e va invece studiata una soluzione che riduca automaticamente l’accisa all’aumentare del gettito Iva legato alla crescita del prezzo industriale.

In astratto, l’ideale sarebbe eliminare l’Iva sui carburanti per autotrazione e trasferire tutta la tassazione sull’accisa. Una misura del genere, oltre ad essere in contrasto con le direttive europee, non si integrerebbe però nel nostro sistema fiscale. Occorre dunque trovare un’altra soluzione. E’ un compito dei tecnici del Governo. Non importa la strada che seguiranno, quel che conta è che sul consumatore non si carichi più, oltre agli effetti del caro-petrolio, anche un “ricarico” del fisco.

Dallo studio del Centro Studi Promotor scaturiscono anche altre interessanti informazioni sull’andamento dei consumi di carburante per autotrazione, sulla spesa per il consumatore e sul gettito complessivo. Il primo elemento che emerge è una chiara tendenza al calo dei consumi di benzina e alla crescita di quelli di gasolio. Dal 1999 al 2004 i consumi di benzina sono diminuiti del 16,5%, mentre quelli di gasolio sono invece aumentati del 32,9%. Le ragioni di questi diversi andamenti sono note. Da anni è in forte crescita la quota delle vetture diesel, che ormai ha superato il 60% delle nuove immatricolazioni e ciò nel quadro di una tendenza comune all’intero mercato europeo. Anche negli altri paesi del continente il diesel è infatti in crescita e sul mercato europeo complessivamente considerato ha già superato il 50% delle nuove immatricolazioni.

Poiché con un litro di carburante un’auto alimentata a gasolio ha una percorrenza superiore del 30-35% rispetto ad un’auto alimentata a benzina, si potrebbe pensare che l’aumento dell’incidenza sul parco circolante di vetture a gasolio determini un calo della quantità complessiva di carburante per autotrazione consumato. In realtà finora non è stato così. Dal 1999 al 2004 i consumi di benzina e gasolio per autotrazione complessivamente considerati sono passati da 45,2 miliardi di litri a 48,4 miliardi di litri con una crescita del 7,1%, mentre la spesa al consumo è salita da 39 miliardi di euro a 49,2 miliardi di euro con una crescita del 26,1% che è quindi decisamente superiore a quella delle quantità consumate e ciò per l’effetto congiunto dell’aumento sia dei prezzi industriali che delle imposte.

In questo quadro di crescita anche il gettito per l’erario è aumentato, passando dai 27,8 miliardi di euro del 1999 ai 30,7 miliardi di euro del 2004. L’incremento è del 10,4%. Non è certo poco e la crescita è superiore a quella dei consumi. Ciò dimostra che non sono fondati i timori di coloro che pensano che l’avanzata del diesel crei problemi di gettito per l’erario per il fatto che un litro di gasolio ha una tassazione più bassa (al 21 marzo scorso 0,591 euro di imposte per il gasolio contro 0,761 euro per la benzina) e ha una resa in termini di chilometri percorsi che, come si diceva, è superiore del 30-35% a quella di un litro di benzina. Non vi è quindi alcun bisogno che lo Stato incrementi ulteriormente il gettito aumentando le accise o speculando sul meccanismo perverso dell’Iva.

Allegati:

Tabella consumi/spesa 1999-2004
Tabella incremento gettito 2004-2005